L’ultimo Dossier del giugno 2014

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copertina dossier pup 18 giugno 2013INDICE

Premessa: Perché l’ennesimo dossier

Un po’ di storia

I motivi del fallimento del PUP

I quesiti giuridici da risolvere a monte

La pertinenzialità

Una sentenza della Cassazione

Le nostre domande

Nota sulla bozza di memoria di Giunta

Alcuni casi concreti:

  • I  mercati rionali
  • Via Giulia
  • Via Fermi
  • Piazza San Saturnino
  • Via Cesena
  • Piazzale della Radio: Cosa succede sopra il PUP?
  • Tenuta della Chiavichetta: la legge Tognoli in mezzo al nulla (vincolato)
  • a Centocelle, in Via dei Noci
  • Tutti i PUP da cancellare (anche dalla bozza di memoria di giunta)

 

PERCHE’ L’ENNESIMO DOSSIER

A quasi un anno dal’insediamento della nuova Giunta, non si sa ancora il destino di tutti gli interventi del Piano urbano Parcheggi 2008, tuttora vigente. Alcune bozze di Delibera di Giunta, che ci risultano mai approvate, hanno ridotto notevolmente il numero dei parcheggi privati previsti su aree pubbliche, mantenendo tuttavia una scarsa chiarezza sul futuro di tutti gli altri.

Il Coordinamento dei Comitati NO PUP/sosta sostenibile, Carteinregola e  Cittadinanzattiva Lazio Onlus, da anni si battono per riportare il Piano parcheggi nel perimetro dell’interesse pubblico e delle regole certe e uguali per tutti.

Un segnale positivo era giunto dal programma del Sindaco Marino che prometteva di  “Avviare insieme ai cittadini e ai comitati un nuovo Piano urbano parcheggi per ripensare i criteri di localizzazione, di gestione nonché degli effetti di riqualificazione che devono rispondere alle esigenze effettive della collettività e  dell’accessibilità garantita al trasporto pubblico”.  Intenzione confermata anche dalle linee programmatiche 2013-2018 approvate dall’Assemblea Capitolina: “Sarà studiato un nuovo piano per i parcheggi, aprendone nuovi medio-piccoli,  diffusi nella città e collegati alle linee di trasporto pubblico”.

Tuttavia,  a oggi, i comitati e i cittadini non sono stati coinvolti nella ricerca di soluzioni, nè nell’elaborazione delle nuove regole (in proposito come  Coordinamento dei Comitati No PUP abbiamo  consegnato a questa e alla passata amministrazione la proposta di nuovo schema di convenzione), e neppure ci risulta sia stato dato seguito alle richieste più volte avanzate di un approfondimento su alcune questione giuridiche da dirimere “a monte”, prima di prendere qualunque decisione.

La più importante di queste riguarda la legittimità delle procedure adottate finora, con l’assegnazione di aree pubbliche a privati senza alcuna gara di evidenza pubblica (come invece è sempre avvenuto in altre città) e gli eventuali “diritti acquisiti” dei cosiddetti “proponenti” sulla realizzazione di box, anche senza aver ancora sottoscritto alcuna convenzione con il Comune di Roma. Risposte indispensabili, che possono avere pesanti ricadute, da un lato sulle casse comunali (per i rischi di contenzioso con le ditte) dall’altro sull’ambiente e sui cittadini.

Per questo il 20 gennaio 2014 Carteinregola, Cittadinanzattiva, Mobilitiamoci e i  Comitati NO PUP hanno chiesto un’audizione alla  Commissione Speciale sulla Metro C e per il monitoraggio delle relative infrastrutture della mobilità di Roma Capitale e alla Commissione Mobilità  per consegnare il presente  dossier e porre una serie di quesiti giuridici che riguardano decine di interventi del Piano Parcheggi, quesiti a cui  riteniamo sia un preciso dovere dell’amministrazione rispondere  prima di approvare qualunque nuovo atto relativo al Piano parcheggi.

Un po’ di storia

Più di vent’anni fa, partendo dalla constatazione che le grandi città erano ingolfate dalle automobili, l’allora ministro per i problemi delle aree urbane Tognoli vara la Legge N.122/1989 (la “legge Tognoli”) con l’obiettivo di promuovere la realizzazione di parcheggi e rendere più fluida la viabilità. Molti Comuni italiani, tra cui il   Comune di Roma, sono  chiamati  alla realizzazione del Programma Urbano Parcheggi “sulla base di una preventiva valutazione del fabbisogno e tenendo conto del piano urbano del traffico” e a  redigere un programma “indicando, tra l’altro, le localizzazioni, i dimensionamenti, le priorità di intervento nonché le opere e gli interventi da realizzare in ciascun anno” La legge prevede agevolazioni fiscali ed economiche, grazie a finanziamenti statali,  e anche  urbanistiche, in quanto il PUP, una volta approvato, “costituisce automaticamente variante qualora contenga previsioni in contrasto con le pianificazioni urbanistiche in vigore” in quanto  “l’atto di approvazione del programma costituisce dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità delle opere da realizzare.

Ma l’aspetto più gravido di conseguenze della Legge Tognoli è che viene incentivata  la realizzazione di parcheggi al servizio degli edifici che non ne sono adeguatamente provvisti, sia in aree di pertinenza condominiale  sia su suolo  pubblico, tramite la concessione delle aree ai privati per un massimo di novant’anni. Tuttavia, per evitare speculazioni, a fronte delle facilitazioni,  la Legge Tognoli inserisce il vincolo di pertinenzialità, specificando che tali  parcheggi non possono  essere “ceduti separatamente dall’unità immobiliare alla quale sono legati da vincolo pertinenziale” e che “ I relativi atti di cessione sono nulli.” In pratica i box possono essere acquistati solo da proprietari di immobili nella “zona d’influenza del parcheggio” e possono essere rivenduti solo a eventuali nuovi acquirenti degli stessi immobili.

Una ulteriore fortissima  spinta  per la realizzazione di parcheggi nella Capitale   viene poi impressa da due ordinanze del neo Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, che seguendo la strada tracciata da Silvio Berlusconi nel 2001 per la città di Milano, nel 2006 dichiara   «lo stato di emergenza per la situazione determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nella città di Roma»  e, un mese dopo, attribuisce   al Sindaco di Roma  la funzione di  “Commissario delegato per l’attuazione di interventi volti a fronteggiare l’emergenza traffico nel territorio della Capitale» con poteri speciali.

A 25 anni dalla Legge Tognoli e a quasi otto  dai Decreti Prodi, la situazione del traffico a Roma è rimasta invariata, se non peggiorata, anche perché non ci sono  stati miglioramenti sensibili negli altri settori contemplati dalle normative speciali: l’incremento della polizia municipale sul territorio e soprattutto il potenziamento e  la razionalizzazione del trasporto pubblico. Si potrà obiettare che i vantaggi sono limitati anche perché  finora si è realizzato un numero limitato di interventi, rispetto a quelli previsti, ma basta vedere il paesaggio che circonda i “PUP” già realizzati – macchine in terza e quarta fila, sotto cartelli che da anni raccomandano di affrettarsi ad acquistare gli “ultimi box in vendita” – per rendersi conto che il problema della mobilità è molto più complesso di quello che si vuole far credere. E che, con l’esclusione dei nodi  di scambio  lungo il perimetro esterno della città, se non si risolvono i problemi a monte con un articolato piano strategico, qualunque parcheggio sotterraneo sarà sempre e solo un palliativo: per quante vetture  si toglieranno  dalla strada, ne arriveranno sempre altrettante  a prenderne il posto, secondo  il noto principio dei vasi comunicanti.

I motivi del  fallimento del PUP

Uno degli elementi principali  del totale fallimento del Piano parcheggi – riconosciuto persino dai suoi fautori che si sono alternati in questi anni, di centrosinistra e di centrodestra –  è che il Piano urbano parcheggi, in tutte le sue versioni successive, non è mai stato un “piano”.

Tutta la vicenda romana comincia con un avviso pubblicato su alcuni quotidiani,  il 29 luglio 1990 (e ancora l’8 luglio 1991),  in cui si invitano ditte private ad avanzare proposte per la realizzazione di garages sotterranei pertinenziali indicando le localizzazioni desiderate. Arrivano centinaia di proposte, una commissione (non si sa composta da chi e con  quali criteri) ne elimina un certo numero, quelle che restano (qualche centinaio) vengono inserite nel primo Piano Urbano Parcheggi, sparpagliate  nella città con l’unico criterio della richiesta degli operatori privati.  Questi  primi Piani oggi ci appaiono  una matassa  oscura e ingarbugliata, di cui è difficile ricostruire i percorsi e le dinamiche, perché da subito gli interventi  cominciano a passare di mano (da una ditta all’altra attraverso discutibili “cessioni di rami aziendali”) e a saltellare per tutta la città, in alcuni casi su richiesta degli uffici comunali, in altri – più frequenti – per andare incontro alle richieste dei “proponenti”  in cerca di  localizzazioni economicamente più appetibili (e più centrali), in altri ancora per accontentare le esigenze elettorali di qualche politico.

Nel 2006, con l’istituzione dell’ “emergenza traffico” e dei poteri straordinari del Sindaco, l’Amministrazione avrebbe potuto fare un vero salto di qualità e utilizzare la gestione commissariale per rimettere mano al Piano parcheggi facendo tesoro  degli errori compiuti –  di cui era ampiamente consapevole – riportando   al centro del piano l’interesse pubblico. Invece preferisce continuare sulla linea precedente, rimodulando il piano e accorpando gli interventi,  facendoli ancora una volta rimbalzare da un angolo all’altro della città senza alcuna strategia trasportistica, ma  sotto l’influsso di spinte e controspinte destinate ad  annientare anche le pur timide  intenzioni pianificatrici.  E accorpando e scomputando posti auto, calcolando i cosiddetti “resti” da restituire  alle imprese fino all’ultimo box, arrivando addirittura  a mettere  insieme 2-3   società diverse per realizzare  un unico  garage, frutto della  fusione dei  2-3 interventi assegnati precedentemente alle singole ditte.

Il secondo motivo nasce  dalle caratteristiche stesse dei garages, che in ben pochi casi assolvono  al loro compito di liberare le strade cittadine dalla sosta selvaggia: costruire dei box chiusi in una città sempre affamata di cubature in cui stipare oggetti e materiali perché gli appartamenti, gli uffici e i locali commerciali hanno costi esorbitanti, ne ha provocato inesorabilmente la trasformazione in cantine e magazzini. Infatti,  anche  se non esistono statistiche in questo senso, perché non risulta a memoria d’uomo che sia mai stato fatto un controllo, possiamo affermare che la maggior parte dei box venduti a Roma tutto contiene tranne che automobili. E nonostante le minacce di sanzioni, messe nero su bianco nei contratti,  per chi cambia la destinazione dei box o ne fa un uso improprio, non è stato neanche previsto  un soggetto  con il compito di operare  delle verifiche sistematiche.

Il terzo motivo, che in questi ultimi anni di crisi economica ha decretato il fallimento non solo del Piano Parcheggi ma anche di molte ditte del settore, è il prezzo di vendita dei box, a Roma esorbitante anche in periferia, in molti casi paragonabile a quello di un appartamento qualche chilometro fuori città, che ha causato un alto tasso di invenduto. Un prezzo  stabilito dal mercato, sganciato dai costi di costruzione e molto più alto delle altre città, per motivi che  le maggiori spese per le indagini archeologiche  e geologiche non bastano a giustificare. All’inizio è stato calmierato con detrazioni fiscali  e addirittura con incentivi economici a spese della collettività (ci risulta che in passato siano stati dati dal Comune di Roma  anche 6 milioni di lire ai primi acquirenti dei box). Ma basta fare il confronto  con Milano, dove il prezzo finale per l’acquirente  fa parte dei criteri di aggiudicazione  delle gare d’appalto, per cui il residente può acquistare il garage a un prezzo dimezzato rispetto ai valori immobiliari della zona (e il Comune resta il garante con i cittadini del suo rispetto),  per capire la siderale distanza delle diverse amministrazioni capitoline  dalle intenzioni della Legge Tognoli: invece  la nuova giunta Pisapia, pochi mesi dopo l’insediamento,  ha  costretto una società a diminuire il prezzo dei box ingiustamente lievitato e ha rimodulato tutti gli interventi al’insegna dell’interesse pubblico.

I quesiti giuridici da risolvere a monte

I “diritti acquisiti”

A Roma tutte le rimodulazioni sono sempre state effettuate mantenendo la centralità dell’interesse  privato, in nome di   presunti “diritti acquisiti” dei primi proponenti-costruttori (e ai loro “subentranti”), indipendentemente dallo stato delle procedure e delle concessioni  o permessi di costruire eventualmente già attribuiti,  appellandosi al  rischio  di risarcimenti milionari  da parte del  Comune ai “concessionari”. “Diritti  acquisiti” che se in un caso sono stati effettivamente riconosciuti e messi all’asta dal Tribunale in seguito al fallimento di una società proponente (e accaparrati da un’altra ditta sulla base di un’offerta economica) dall’altro  potrebbero essere messi in discussione da  una serie di argomentazioni giuridiche altrettanto valide.

Quesiti che  a nostro avviso debbono essere chiariti una volta per tutte, prima di procedere all’ennesima rimodulazione più o meno minimalista degli interventi, per individuare correttamente  – e condividere con i cittadini – le soluzioni migliori e anche gli eventuali rischi economici per la città.

L’assegnazione tramite gara di evidenza pubblica

Per prima cosa occorre ricordare che, contrariamente ad altre città –Milano, ma anche Torino –  a Roma gli interventi sono sempre stati “assegnati” senza alcuna gara di evidenza pubblica, quindi senza alcuna forma di concorrenza, nonostante le direttive europee prescrivessero  il contrario.

Lo stato di emergenza del 2006, in qualche modo ha “sanato” questa situazione, inglobando nel perimetro della gestione commissariale e delle deroghe a ben 36 norme e leggi statali e regionali (tra cui il Codice dei contratti e alcune normative di tutela paesaggistica e ambientale)  tutti gli interventi del Piano Urbano Parcheggi, sottraendoli così al rispetto delle regole vigenti.

Tuttavia la decadenza del regime commissariale, avvenuta il 31 gennaio 2012, e la conclusione della fase di passaggio al regime ordinario, nel giugno 2013, dovrebbero aver indotto l’amministrazione a una attenta disamina di tutte le “eccezioni” non più praticabili per quegli interventi in itinere o mai avviati, che potrebbero richiedere ulteriori istruttorie o addirittura  dover  “ripartire da zero” per sottostare alle normative vigenti (in particolare quelle europee)

La pertinenzialità

Come già ricordato, la Legge Tognoli stabiliva un vincolo indissolubile tra il parcheggio e l’immobile di pertinenza, che vuol dire che l’unico acquirente che poteva subentrare nella proprietà di un box pertinenziale  era  l’acquirente dell’appartamento o locale collegato. Ciò nonostante ci risulta che  per anni l’Ufficio parcheggi abbia  rilasciato dei “nulla osta” con una formulazione sibillina che ha  permesso ai  proprietari di cedere il box ad altri  proprietari di immobili con gli stessi requisiti, e a notai distratti di non accorgersi della  conseguente nullità di quegli atti. Questa situazione è stata in qualche modo regolarizzata con il Decreto  varato dal Governo Monti diventato legge n. 35 il  4 aprile 2012, contenente ‘‘Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”, che ha notevolmente ridimensionato quella che era una delle poche limitazioni  poste dalla Legge 122/89 (Legge “Tognoli”) a garanzia delle finalità pubbliche delle deroghe e soprattutto delle facilitazioni economiche previste per la realizzazione dei box privati su suolo pubblico. In pratica il proprietario di un box pertinenziale oggi può venderlo separatamente  a un altro soggetto, purchè anche questo sia proprietario di un immobile (e sia autorizzato dal Comune che verifica i requisiti del subentrante) di cui il garage può diventare pertinenza.  Quanto alla prossimità dell’abitazione o del locale con l’immobile di pertinenza, un’ordinanza commissariale del 2010 ha esteso la pertinenzialità a tutta l’area cittadina. In pratica,  dopo una prima raccolta di prenotazioni  dei proprietari di immobili nell’area con un raggio di 1000 mt, allo scadere di  270 giorni dal rilascio del Nulla Osta all’inizio dei lavori (cioè più di un anno prima dell’ultimazione del parcheggio), il concessionario può cedere i box a qualunque proprietario di immobile nell’area della Capitale.

Tuttavia, decaduta l’emergenza traffico, sembrerebbe ovvio il ripristino delle regole preesistenti, cioè dell’unica Legge Nazionale, la 122/89. E se si riparte dalla Legge Tognoli, tanti aspetti dovrebbero essere urgentemente ridefiniti: intanto se la quota di posti rotazionali inseriti a partire dal 2006 proprio grazie ai poteri straordinari del Sindaco può continuare a far parte dei progetti che non sono ancora stati presentati o approvati nel momento della decadenza del regime commissariale, dato che la Tognoli prevede solo parcheggi pertinenziali. In secondo luogo dovrebbero essere rivisti anche i criteri che regolano la prossimità dei parcheggi e l’individuazione “ a monte” degli edifici di cui sono destinati ad essere pertinenza.   Su  questo aspetto  la Cassazione si è espressa  per un parcheggio in costruzione in  Via Panama, a Roma. 

Cosa dice la Cassazione

La sentenza, del 16 novembre 2011, a nostro avviso, rimette in discussione la legittimità delle procedure non solo del parcheggio di Via Panama su cui si esprime,  un intervento su suolo privato realizzato con la semplice DIA avvalendosi delle agevolazioni della legge 122 , ma, per certi aspetti, di tutti gli interventi inseriti nel Piano Urbano Parcheggi della Capitale, perché collega definitivamente  il concetto di “pertinenzialità” a quello di  “prossimità”.
La Cassazione infatti  contraddice l’interpretazione  del Comune di Roma della Legge Tognoli rispetto alla definizione di “area di influenza” (e la Corte si riferisce all’area dal raggio di 1000 mt) dichiarando esplicitamente che le norme attuative della legge, scritte dal Campidoglio (delibera 164 del 1997), «non rispondono ai requisiti fissati dalla legge e dall’interpretazione che di questa ha fornito la Cassazione”

Per la Corte  il tema che va affrontato è “se la legge possa dirsi interamente rispettata dalla definizione  del perimetro dell’area di prossimità e dalla previsione  dell’obbligo per il costruttore, garantito dall’impegno contrattuale assunto  verso il Comune, di destinare in futuro i box e gli spazi di parcheggio esclusivamente a titolari di diritti sugli immobili ricompresi nell’area di prossimità. La Corte ritiene che la risposta debba essere negativa. L’esame che è stato effettuato in precedenza (…) rende evidente che non esiste alcuna garanzia che gli spazi del parcheggio troveranno una effettiva destinazione nei termini previsti dal progetto e, inoltre che difetta una relazione tra gli spazi destinati a parcheggio e specifici immobili ricompresi nell’area individuata”. Si tratta per la Corte di uno “snaturamento della legge Tognoli e si fonda su un’interpretazione estensiva dell’art.9 citato [ma potrebbe essere lo stesso per l’art.6 che si fonda sugli stessi presupposti] non consentita in presenza di una norma  a carattere derogatorio nei termini sopra richiamati” perché il rapporto di pertinenza  “finisce per porre in relazione  i parcheggi in modo indifferenziato con l’intera area servita. La Cassazione ritiene anche che “un chilometro di distanza è eccessivo perchè si possa configurare il necessario rapporto di «pertinenzialità» tra abitazioni e garage così come stabilito dalla legge Tognoli. In particolare, secondo la Cassazione, il progetto del  megaparking di Via Panama avrebbe dovuto  indicare quali fossero  gli immobili ai quali era destinata la vendita.  Altrimenti si versa «in ipotesi di iniziativa speculativa». E’ pur vero che nel caso dei parcheggi su suolo pubblico l’approvazione della pubblica amministrazione dovrebbe in qualche modo  essere garanzia di pubblica utilità; però ci si chiede se sia corretto  anche da parte della pubblica amministrazione  deformare fino a questo punto una legge che aveva come obiettivo e  fondamento la necessità di fornire  di box auto i palazzi  che ne erano sprovvisti .

Riteniamo quindi che sia urgente approfondire sul piano giuridico se l’Ordinanza commissariale che estende la pertinenzialità  a tutta l’area cittadina sia – con il ritorno alla Legge 122/89 –  ancora vigente e se sia  possibile inserire quote di  parcheggi rotazionali in interventi realizzati  ai sensi della legge medesima. Infine  sarebbe auspicabile, a tutela di coloro che hanno acquistato irregolarmente  i box prima del decreto Monti, appurare se l’introduzione della nuova legge Monti allontani  automaticamente il rischio di nullità degli atti di compravendita sottoscritti in precedenza.

Le nostre domande

Chiediamo quindi che venga richiesto e messo a disposizione dei cittadini  un parere circostanziato dell’Avvocatura sui seguenti punti:

  • Quale validità abbiano ancora le norme introdotte dalle ordinanze commissariali (emesse in regime di emergenza traffico) e quali conseguenze abbia  sui progetti il ritorno alla vigenza delle norme pre-emergenza (Legge Tognoli)
  • Quali siano i diritti pregressi dei cosiddetti “proponenti” di progetti del PUP in base ai diversi  livelli procedurali raggiunti: se possa essere considerato un titolo  il semplice inserimento nel Piano, o se faccia fede  solo la Convenzione stipulata o il  PDC rilasciato
  • Quali siano i rischi per la pubblica amministrazione in caso di contenzioso con i proponenti rispetto ai vari livelli procedurali raggiunti  (e come debbano essere valutati gli eventuali  risarcimenti)
  • Quali interventi debbano seguire  le procedure pregresse legate alla modalità commissariale,  quali richiedano un adeguamento alla gestione ordinaria con la riapertura delle conferenze dei servizi, la revisione dei pareri e la sottoposizione alle procedure anteriori alla vigenza della emergenza traffico e quali possano invece essere cancellati “tout court”.

In generale:

  • Se i parcheggi privati pertinenziali debbano considerarsi “opera pubblica” oppure opera  “di interesse pubblico” e quali  differenze preveda la legge nei due casi, soprattutto  rispetto all’obbligo di  procedure di evidenza pubblica per la loro assegnazione.
  • Quali limiti temporali possano decretare la decadenza degli interventi e quale potere  decisionale  abbia il Comune per cancellare progetti anche già convenzionati in base ad una valutazione della effettiva pubblica utilità dei parcheggi

Se, come pensiamo, tale parere mettesse in evidenza l’estrema fragilità amministrativa di tutto l’impianto del PUP, siamo convinti che sia possibile azzerarlo completamente, elaborandone eventualmente uno nuovo, fondato – finalmente – sulla programmazione a medio e  lungo termine degli interventi necessari all’intermodalità e all’incentivazione del trasporto pubblico e dei mezzi alternativi all’auto privata, almeno per quanto riguarda la città consolidata.

E naturalmente – laddove si decidesse di realizzare ancora interventi in sotterraneo – riteniamo indispensabile intervenire sulle regole poste a tutela dei residenti, dall’adozione delle linee guida dei Geologi del Lazio e del Comune di Roma, alla modifica dello Schema di Convenzione, alla previsione di assicurazioni più congrue, alla messa a punto di regole per le sistemazioni superficiali che prevedano la partecipazione dei cittadini. E dovrebbe  in ogni caso essere finalmente introdotto l’obbligo dell’archeologia preventiva (diversa dalle pratiche finora utilizzate), e  la predisposizione   di un costante controllo da parte degli uffici tecnici comunali e municipali preposti (finora praticamente inesistente, se non in seguito a esasperate sollecitazioni dei residenti) anche sui collaudi e sul versamento degli oneri concessori, che ci risultano in molti casi mai effettuati e versati.

Nota sulla bozza di memoria di Giunta 

Premettiamo che riteniamo la formulazione del testo della bozza di Memoria poco chiaro, in quanto  ribadisce  che “gli interventi individuati sono quelli “prioritari” ( cioé che vengono “prima” degli altri, che quindi restano tutti?), aggiungendo  che “sono state selezionate ulteriori localizzazioni tra quelle segnalate direttamente dagli operatori dopo la richiesta del Comune di una definizione di prioritá degli interventi di competenza di ognuno, al fine di calibrare un piano operativo di breve -medio periodo incentrato sui progetti cantierabili”. Dal testo quindi si potrebbe dedurre che nessuna decisione sia stata presa sul futuro del Piano Urbano Parcheggi, limitandosi a individuare una rosa di interventi nel breve-medio periodo, come a suo tempo (4 aprile 2012) ha fatto la Giunta Alemanno.Affrontando in particolare gli interventi indicati nella bozza, desideriamo fare presente alcune problematiche che a nostro avviso andrebbero preliminarmente affrontate:

Via dei Noci (V Municipio) ( (vedi scheda  nel capitolo successivo  con le richieste inviate dal Comitato NO PUP Via dei Noci all’assessore Improta)

Piazza della Radio (XII Municipio) ( (Vedi scheda capitolo successivo)

Pzza S.Saturnino (II municipio) (B1.1-067) (Vedi scheda capitolo successivo)

Viale Tito Labieno (VII Municipio)  (P.F.) (B1.4-005) PA 468 Ricollocazione a causa della prevista rimozione di numerose alberature  nello spartitraffico e lungo i marciapiedi,  anche in considerazione del fatto che nella zona esistono già numerosi parcheggi chiusi o sottoutilizzati. L’intervento è un project financing che prevede la realizzazione di 240 posti auto rotazionali in cambio della concessione per 228 box. Per questo il Comitato Viale Tito Labieno da tempo propone la collocazione  del Pup all’ inizio di Viale Palmiro Togliatti, a ridosso della fermata Metro Subaugusta, come parcheggio di scambio utilizzabile anche  in occasione della chiusura al traffico per inquinamento da polveri sottili (il viale è la prima strada chiusa al traffico all’interno dell’”anello verde)

Viale Bruno Buozzi (II municipio) (B1.4-048) PA 188 Il Comitato Viale Bruno Buozzi segnala le   mancate verifiche preliminari sui numerosi edifici interessati e le caratteristiche stesse del progetto, che  determinano rischi per la stabilità e la sicurezza degli edifici, a fronte di una domanda di sosta evidentemente sovrastimata (come dimostrano altri interventi nel quartiere), chiedendo l’espunzione/ricollocazione del progetto o la riduzione dell’intervento nei limiti di ragionevolezza, anche in considerazione delle mutate condizioni del mercato immobiliare.

Piazza Monteleone da Spoleto (XV Municipio) Nella piazza sono presenti numerose alberature di pregio di cui chiediamo la tutela o l’espianto con ripiantumazione nella stessa zona.

Interventi collegati ai mercati rionali (Vedi scheda capitolo successivo)

Ci riserviamo di presentare ulteriori approfondimenti sui seguenti interventi in P.f. : Galoppatoio (II Municipio), Nodo Marconi (VIII Municipio) Inoltre vorremmo chiedere che venga ulteriormente evidenziata l’utilità  trasportistica degli interventi selezionati nella Memoria, non solo in base al parere degli uffici, ma rispetto  al PGTU  In proposito chiediamo che la stessa procedura  per la partecipazione dei comitati, dei cittadini e dei soggetti interessati a vario titolo, venga applicata agli interventi del PUP, come del resto promesso dal programma elettorale del Sindaco  Marino, sulla base delle regole uguali per tutti, dell’interesse pubblico e dei diritti collettivi.I casi concreti:

Parcheggi sotto i mercati rionali: per non ricominciare daccapo…

Cittadinanzattiva Lazio onlus,  Carteinregola e il  Coordinamento dei Comitati No PUP/Sosta sostenibile, che da tempo si occupano delle  problematiche legate al PUP e ai mercati rionali, intendono portare a conoscenza  della nuova amministrazione della città alcune osservazioni sui progetti, che secondo il  Piano Urbano Parcheggi prevedono solo la realizzazione o l’ampliamento di parcheggi sotterranei,  ma che, da quanto riferito dall’assessore Improta in Commissione,  potrebbero interessare anche gli edifici mercatali.  

Mercati  Metronio di Via Magna Grecia (VII municipio), Pinciano di Via Antonelli e Trieste 

di via Chiana (II municipio):

• Nella passata consiliatura per due volte sono state predisposte Delibere per uno scambio immobiliare da attuarsi con la CAM edilizia – indicata nel Piano Urbano Parcheggi  della Ordinanza Commissariale del 2007 come proponente di ampliamenti dei parcheggi esistenti sotto i tre mercati – che avrebbe dovuto fornire al Comune  un imprecisato numero di alloggi in cambio di parti dei mercati rionali (anche con l’ipotesi di abbattimento/ricostruzione e aumento di cubature, vedi Delibera 129).

• Entrambe le  delibere non sono mai arrivate al voto dell’Assemblea a causa di  un’opposizione trasversale in Aula e anche della forte contrarietà dei comitati cittadini, che in alcuni casi hanno creato un fronte comune con gli operatori dei mercati e movimenti in difesa dell’architettura contemporanea (soprattutto per quanto riguarda il Mercato Metronio, edificio di rilevante interesse architettonico dell’ingegnere Riccardo Morandi. Si veda, in proposito, l’Appello dell’Ordine degli Architetti di Roma del 5 marzo 2012)

• Ci risulta, inoltre, che la società  CAM srl, che avrebbe dovuto realizzare i tre interventi, non abbia ottenuto a oggi, da parte dell’Amministrazione, il rilascio di alcuna convenzione o titolo che le attribuisca un effettivo diritto a intervenire sugli immobili dei mercati, o sulla gestione della sosta o sulla realizzazione degli ampliamenti dei parcheggi esistenti.

• In merito all’ipotesi di interventi di ampliamento dei parcheggi attraverso lo scavo di un ulteriore piano sotterraneo, bisogna anche tener presente che esistono perizie giurate che affermano l’impossibilità di realizzazione – o l’ insostenibilità economica – a causa della tipologia costruttiva di edifici della seconda metà degli anni ’50. La stessa ditta, in un protocollo d’intesa siglato con gli operatori del mercato di Via Chiana  nel gennaio 2012, dichiara  che “la struttura portante dell’attuale edificio [del mercato di Via Chiana ndr] non è stata progettata per ospitare né ulteriori piani interrati, né ulteriori piani sovrastanti e quindi si opererebbe con un costante pericolo di cedimenti o crolli…”

• Inoltre ci preme sottolineare che – a maggior ragione dopo la fine della gestione commissariale della mobilità per la decadenza dell’Emergenza Traffico e relativi poteri speciali di deroga – qualsiasi affidamento e/o  intervento su proprietà pubbliche devono, a nostro avviso, essere assegnati in seguito a gare di evidenza pubblica.

• Facciamo infine presente che i Municipi interessati si sono espressi sfavorevolmente: il II Municipio, il 12 aprile  2012 , con un ODG (Relativo ai Mercati di via Chiana e Via Antonelli) votato dal centro e dal centrosinistra che invitava la Presidente a “intervenire  presso il Sindaco per bloccare l’iter di approvazione della delibera di scambio”, il  Consiglio del Municipio VII votando il 19 dicembre 2013 una risoluzione, presentata dal Partito Democratico, per l’espunzione, dal Piano Urbano Parcheggi, del parcheggio previsto sotto il mercato Metronio

Mercato Vittoria di via Montesanto (I Municipio, Prati). L’intervento dovrebbe essere effettuato sotto una struttura degli anni ’50, priva di parcheggi. Nel corso di una conferenza stampa in Campidoglio, il 30 ottobre 2012, l’allora delegato ai parcheggi Vannini  comunicò   ufficialmente che la Progepar, gruppo Cogeim, titolare degli  interventi per realizzare parcheggi sotto i mercati dei Fiori e  Vittoria (costruiti più o meno nello stessa epoca dei tre mercati della Delibera 129)  aveva   accettato di ricollocare i posti auto previsti in un parcheggio pubblico in abbandono della Stazione Cornelia, a causa di “difficoltà emerse durante gli approfondimenti tecnico progettuali, ed in particolare riguardo l’applicazione della normativa VVFF  riferita al numero dei piani interrati” (la citazione è presa dalla relativa  OC 442 del 28 giugno 2012). Ci chiediamo  in base a quali successivi passaggi amministrativi e permessi lo scavo sotto il mercato Vittoria  sia stato nuovamente inserito nell’elenco degli interventi “fattibili

La  vicenda  di Via Giulia

L’area di Via Giulia – Largo Perosi -Via Bravaria è stata destinata con ordinanza del Sindaco n. 96 del 12 febbraio 2008 alla realizzazione di un parcheggio interrato (P.U.P. n. 138/1991 ai sensi della Legge 122/1989).

Il  24 maggio 1991, in seguito alla Legge Tognoli,  la I.C.B.  Industria Conglomerati Bituminosi S.r.l. presenta  istanza  per la realizzazione di un parcheggio  pertinenziale in Piazza di Novella, successivamente  (ottobre 2003) traslato, su richiesta della ditta,  in via G.Marconi e infine, sempre su richiesta della ditta, atterrato  (2005) in Largo Perosi – via San Filippo Neri – via Giulia. Nel gennaio 2007 la ICB cede  il proprio ramo d’azienda, relativo ad alcuni parcheggi del P.U.P. del Comune di Roma, tra i quali la rilocalizzazione di Piazza Novella, alla Società CAM s.r.l.

In data 14.04.2008  viene  stipulata la convenzione per la concessione del diritto di superficie sull’area di proprietà comunale e/o relativo sottosuolo. Il progetto di  parcheggio prevede  tre piani interrati per la realizzazione di  336 box auto pertinenziali e 30 a rotazione in Largo Perosi e 39 in via Bravaria.

Il progetto viene sottoposto secondo le leggi vigenti alla V.I.A. Regionale e Comunale.

Dall’esame dei dati risulta che la scelta dell’area fatta dalla ditta concessionaria presenta notevoli problematicità idrogeologiche che determinano rischi in merito alle caratteristiche costruttive. Queste problematicità vengono messe in evidenza dall’Area Difesa Suolo della Regione Lazio con parere del 19 gennaio 2009 indicando tra l’altro che :

1) lo sviluppo verticale del parcheggio andrà ad interessare la falda nelle sue fasi di piena, 

2)  le fondazioni previste si attestano su terreni di riporto. 

Da ciò sono derivati 13 punti di prescrizioni che hanno snaturato completamente il progetto riducendo i piani da tre a due e attestando le fondazioni al di sotto di 20 m dal piano di campagna dove si raggiungono i livelli di roccia compatta.

In data 20 maggio 2010 la CAM presenta al riesame dell’Area Valutazione Impatto Ambientale una modifica di progetto, identico progettualmente e strutturalmente al precedente ma con integrazioni al S.I.A. per gli aspetti riguardanti le componenti geologia e rumore.

Il 27 settembre 2010 viene resa la pronuncia positiva di Valutazione d’Impatto Ambientale. L’Area Difesa Suolo pur riconoscendo che “l’area è particolarmente sensibile per problematiche di natura idraulica, idrogeologica, geotecnica e per la vulnerabilità e la criticità del settore limitrofo al Tevere stesso “ e ricordando che il precedente parere aveva escluso il terzo piano sotterraneo di parcheggio poiché “le relazioni tecniche di natura geologica e idrogeologica risultavano essere confuse, contraddittorie e insufficienti, preso atto di quanto prescritto e delle nuove e più dettagliate indagini tecniche eseguite in conformità alle prescrizioni, esprime parere condizionato, alla costruzione dei tre piani, con una serie di prescrizioni.

In data 1 Luglio 2010 viene  presentata dal Comitato dei Genitori del Liceo Virgilio, presso la Regione Lazio, una memoria controdeduttiva alla Pronuncia di Valutazione d’Impatto Ambientale. Alla luce delle osservazioni,  l’Area Valutazione Impatto Ambientale riconosce l’introduzione di alcune nuove prescrizioni ma non rivede la pronuncia positiva sull’opera.

Nel frattempo vengono intraprese dal Comitato dei Genitori del Liceo Virgilio varie iniziative a difesa della sicurezza del Liceo Virgilio e delle sue componenti, mettendo in discussione anche la inopportuna sottrazione del cortile esterno del liceo stesso a seguito dell’apertura dell’area di scavo, quali: lettere al sindaco e all’assessore alla mobilità, incontro con funzionari del Comune, del Municipio etc, manifestazioni di protesta, lettere ai giornali/conferenza stampa/servizi radiotelevisivi, convegno scientifico con personalità di cultura ed esperti di settore organizzato insieme al Coordinamento Residenti Città Storica; iniziative legali: ricorso al TAR, esposto alla Procura, esposto ad altri organi competenti.

 Iniziati gli scavi archeologici vengono alla luce importantissimi reperti. La Soprintendenza dei Beni Archeologici di Roma individua un quartiere composto essenzialmente da due complessi, dei quali uno, di impianto monumentale con imponenti costruzioni con archi di travertino tamponati in opera reticolata, identificato come uno degli stabula, le scuderie delle factiones degli Aurighi che correvano nel Circo Massimo. Verso il fiume, lo scavo  individua una strada lastricata su cui si affaccia un bel complesso termale (un balneum) connesso ad ambienti con pavimenti a mosaico in bianco e nero.

A questo punto, su parere della Soprintendenza dei Beni Archeologici di Roma, si rende necessaria una revisione del progetto del parcheggio, dovendo tener conto che non è più possibile costruire piani di parcheggio sotto le rovine.

La CAM s.r.l., anzichè rimodulare il vecchio progetto, presenta, invece, un nuovo progetto di finanza, firmato dall’Arch. Cordeschi, con sistemazione di superficie, albergo a 5 stelle, 28 appartamenti e urban center, tre piani di parcheggio nella porzione nord est dell’area dove al momento non sono emersi resti archeologici non asportabili, un piano di parcheggio sopra l’area archeologica, per un totale di 348 posti auto. Area archeologica, quindi, sepolta tra fondazioni e piani di parcheggio.

Il progetto inizia il suo iter approvativo incassando  il parere positivo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma, quest’ultima condizionandolo  a trovare una “soddisfacente integrazione con le strutture archeologiche rinvenute e la loro migliore sistemazione pubblica”.

Umberto Broccoli, Sovrintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale,  dichiara nel corso di una riunione con alcuni comitati cittadini (8 marzo 2013)  che il problema fondamentale per la Soprintendenza è la mancanza di fondi e che quindi l’iniziativa privata va premiata e soprattutto che  si devono ridurre i tempi di approvazione per consentire di avviare il piano di recupero di Via Giulia.

Bisogna  ricordare che Roma Capitale aveva  presentato il 2 febbraio 2011 le proposte di 7 architetti, scelti dal Comune stesso, per lo studio e la progettazione dell’area di Via Giulia – Largo Perosi – via Bravaria. Tra queste proposte c’era anche quella dell’Arch. Cordeschi che però non è stata scelta, a seguito di un procedimento pseudo partecipativo, dai cittadini romani. Pseudopartecipativo perché non opportunamente pubblicizzato e perché l’esposizione delle tavole di progetto è stata fatta in uno spazio inadeguato presso l’Auditorium della Musica, che tra l’altro non riportava  sul proprio sito l’esistenza della mostra espositiva.

In seguito alle proteste di cittadini,  dei  comitati e di molti esponenti della cultura, non solo romana, il project financing è stato “congelato”. Nel frattempo la Soprintendenza ha dichiarato concluso lo scavo archeologico e a breve dovrebbe esprimere un parere definitivo sulla destinazione dell’area, sulla tipologia  dell’intervento di musealizzazione e sulla compatibilità della realizzazione del parcheggio sotterraneo con il recupero e la valorizzazione delle emergenze archeologiche messe alla luce.

Piazza San Saturnino 298 14 B1.1-067

L’Associazione Artù  richiede l’espunzione del parcheggio a causa del potenziale pericolo alla stabilità degli edifici circostanti per la  presenza di falde acquifere a 9 metri di profondità e per la distanza troppo ravvicinata  dello scavo agli edifici (2 metri dai palazzi di via Topino, con fondamenta antiche e svasate.

L’Associazione fa presente che le prospezioni geologiche effettuate nel novembre 2009, non hanno tenuto conto della nuova normativa entrata in vigore nel maggio 2009, relativa alle modalità di effettuazione delle stesse, ai contenuti della ricerca, alla presenza delle cavità, alla qualificazione delle aziende incaricate.

Si rileva inoltre la illegittima localizzazione del parcheggio anche in via Topino, dato che nel Pup deliberato dal Comune di Roma la localizzazione era e resta la sola piazza San Saturnino.

Anche le relazioni ambientali che accompagnano il parcheggio sono obsolete (ad es: il numero degli autobus che attraversano la piazza è salito a 3) e nessun peso viene dato allo spostamento di tutti i servizi interrati, in particolare fognature, che sarebbero costrette ad attraversare per un lungo tratto in orizzontale il terreno proprietà della Chiesa.

Le proposte dei cittadini di confrontarsi su tutte queste evidenti criticità sono state ignorate dal Comune che ha invece deliberato l’intervento con atto di Giunta del 13 marzo 2013, costringendo i cittadini a ricorrere al Tar per l’annullamento di tale delibera nel luglio 2013.

Via Cesena: quando diventerà un giardino pubblico?

Gli abitanti di San Giovanni chiedono, da oltre 25 anni, la realizzazione di un Giardino pubblico all’interno dell’Area di Via Cesena , unica area verde non costruita in una zona densamente popolata. L’area, di proprietà demaniale, venne “erroneamente” inserita nel PUP. Il Comune ne sta perfezionando l’acquisizione per destinarla a verde pubblico (Giardino con Parco giochi per bambini) ma non ha ancora formalizzato l’espunzione dal PUP, così che ne risulta rallentato l’iter di acquisizione dell’area e la sua riqualificazione.

Cronistoria

L’Area di Via Cesena è costituita da un piccolo spazio verde, abbandonato e inaccessibile perché di proprietà demaniale, circondato da edifici ad uso abitativo. Il Piano Regolatore Generale prevede per questa Area una destinazione a verde pubblico. Il quadrante Appio-Tuscolano di San Giovanni (da piazzale Appio al vallo ferroviario) presenta una carenza drammatica di verde pubblico: la dotazione minima di aree verdi per abitante, che secondo gli standard urbanistici dovrebbe essere di 22 mq/ab, qui è di fatto pari a zero, anche a causa della scomparsa dei vicini giardini di Largo Brindisi e di Via Sannio, distrutti per far posto ai cantieri della metro C. Gli abitanti di San Giovanni chiedono formalmente, da oltre 25 anni, la riqualificazione dell’Area e la realizzazione al suo interno di un Giardino pubblico, anche come forma di compensazione per gli enormi disagi subiti a causa della presenza a poca distanza di decine di cantieri (PUP e Metro C) che hanno prodotto negli ultimi anni un netto peggioramento della qualità della vita.

Nonostante ciò, l’Area è stata oggetto di numerosi tentativi di cementificazione, sventati grazie alla vigilanza del Comitato San Giovanni, a cominciare dal 1988, quando venne bloccata la costruzione di un edificio di 8 piani (3 interrati e un eliporto sul tetto) ad uso della polizia di stato, per finire nel 2010, quando venne bloccata la proposta di realizzare il PUP B1.4-108.

Il 14 giugno 2010, i residenti dovettero chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per sventare il tentativo della società proponente il PUP di introdursi all’interno dell’Area per prenderne possesso e depositarvi macchinari di scavo, forzando la serratura del cancello d’ingresso. Il tentativo fu perpetrato in orario serale extra-lavorativo, mentre era in corso una partita della nazionale di calcio.

La società Parkroi srl (cap. soc. 7.900 euro) non era concessionaria ma, nonostante ciò, aveva stipulato un contratto di affitto con l’Ufficio Parcheggi del Comune. Non essendo il Comune proprietario dell’area, a sua volta questo ufficio aveva stipulato un contratto di affitto con l’Agenzia del Demanio, proprietario dell’area.

A seguito di forti proteste e mobilitazioni, il Comune decise di annullare il contratto, negando alla società l’accesso nell’Area. In pochi giorni, il Comitato San Giovanni raccolse 4.500 firme di residenti a sostegno di una Petizione che chiedeva la realizzazione nell’Area del “Giardino Marcello Mastroianni” (Foto 3). Il Comune prese atto della richiesta dei cittadini, acquisendo gli esiti della Petizione.

L’espunzione dal PUP e la realizzazione del Giardino venne annunciata nel luglio 2010 dall’assessore Marchi; venne confermata dall’assessore Aurigemma (lettera 15 ottobre 2010) e definitivamente disposta dal Consiglio comunale di Roma Capitale nella seduta del 28 dicembre 2012, con la Delibera 75/2012 (> vai alla pagina), e nuovamente confermata dalla Commissione congiunta Ambiente-Patrimonio-Mobilità di Roma Capitale del 13 dicembre 2013, nonché richiesta urgentemente dal Municipio VII con la Risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio municipale del 17 dicembre 2013 (> vai al sito per scaricare la risoluzione).

La Commissione capitolina del 13 dicembre 2013 ha dato mandato al Dipartimento Patrimonio del Comune di procedere con l’acquisizione, vincolata a verde pubblico (come disposto dalla delibera 75/2012) e finalizzata alla realizzazione del Giardino, e ha chiesto all’Assessore alla Mobilità di formalizzare l’espunzione dal PUP.

Le criticità

L’acquisizione dell’area da parte del Comune avviene nell’ambito di un Protocollo d’Intesa più ampio di scambio di beni pubblici con l’Agenzia del Demanio (Protocollo d’Intesa approvato con Deliberazione di C.C. n. 100 dell’8 aprile 2009 e sottoscritto dal Sindaco di Roma e dal Direttore dell’Agenzia del Demanio il 29 aprile 2009). L’area è quindi diventata oggetto di permuta e ciò ha favorito ma anche rallentato l’iter di acquisizione. Ad oggi, il ritardo accumulato ammonta a circa 1 anno, in quanto da luglio 2013 gli atti sono pronti per la stipula dell’atto fra Comune e Agenzia del demanio.

ll trasferimento dal demanio al patrimonio comunale è fermo da un anno al Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale. Quando infatti stava per procedere alla stipula del contratto di acquisto dell’area, il Dipartimento Patrimonio scopre un atto in cui l’area viene incredibilmente definita semplice “sede stradale” (mentre il PRG da sempre la classifica come Area verde, non essendo fra l’altro mai stata utilizzata come sede stradale), evidentemente per creare le condizioni di un suo reinserimento nel Piano Urbano Parcheggi. Infatti, il Dipartimento chiede all’Ufficio Parcheggi se l’area è ancora di suo interesse e il dirigente di questo ufficio – pochi giorni prima di essere trasferito ad altro incarico – risponde che l’espunzione dell’Area dal PUP non è stata mai formalizzata e che è necessaria una pronuncia ufficiale dell’Assessore alla mobilità.

Il processo di acquisizione viene sospeso ma i cittadini lo vengono a scoprire solo nell’ottobre 2013, quando a seguito della pubblicazione di una memoria di giunta riemerge il PUP B1.4-108-VIA CESENA nell’elenco dei PUP da realizzare.

I cittadini, chiedono la convocazione urgente di una Commissione congiunta di Roma Capitale (Ambiente-Patrimonio-Mobilità), per fare luce sui lati oscuri di questa vicenda e per mettere tutti gli interlocutori intorno al tavolo e di fronte alle loro responsabilità.

La Commissione capitolina del 13 dicembre 2013 ha dato infine mandato al Dipartimento Patrimonio di procedere con l’acquisizione dell’area, vincolandola a verde pubblico (come disposto dalla delibera 75/2012) e alla realizzazione del Giardino, e ha chiesto all’Assessore alla mobilità di formalizzare l’espunzione definitiva dal PUP.

Nel corso della Commissione, i cittadini hanno anche appreso che sono state avviate trattative per ridefinire il valore della permuta, per avvicinare le posizioni di Agenzia del Demanio (secondo cui il valore di scambio sarebbe troppo basso) e il Comune, che ritiene che il prezzo sia invece “troppo alto” per una destinazione a verde pubblico (mentre in caso di cementificazione i valori evidentemente crescono).

Rimane il ritardo, ad oggi di ben 6 mesi, da parte dell’Assessore Improta per apporre una semplice firma.

Le soluzioni/richieste/proposte avanzate dal Comitato San Giovanni

Il Comitato San Giovanni ritiene molto grave il fatto che il Dipartimento Patrimonio, l’Assessorato alla mobilità e l’Ufficio parcheggi del Comune, da un alto, e l’Agenzia del Demanio, dall’altro, continuino a rallentare da oltre un anno un iter amministrativo, avviato a seguito di una decisione presa da tutti i livelli istituzionali e che rappresenta l’espressione democratica della volontà popolare e di decenni di mobilitazioni dei cittadini.

E’ bene ricordare che l’Area di Via Cesena è un BENE PUBBLICO (demaniale o comunale che sia la proprietà) e, in quanto tale, le decisioni sulla sua destinazione sono assunte dalla collettività, che la esprime attraverso i suoi organi democratici. E’ evidentemente all’opera una vera e propria “lobby dei PUP”, che rallenta l’attuazione delle decisioni di legge, in spregio alla volontà popolare democraticamente espressa, al fine di favorire ben identificati interessi privati.

Il Comitato San Giovanni chiede

  • al Sindaco di Roma, On. Ignazio Marino, che  il Dipartimento Patrimonio riceva un sollecito per predisporre gli atti e pervenire all’acquisizione dell’Area Verde, facendo proprio quanto disposto dalla Delibera del C.C. n. 75 del 28 dicembre 2012 e chiaramente riaffermato dalla Commissione congiunta Ambiente-Patrimonio-Mobilità di Roma Capitale del 13 dicembre 2013;
  • all’Assessore alla Mobilità IMPROTA di firmare l’atto di espunzione dal PUP per Via Cesena, annullando a tutti gli effetti di legge l’intervento B1.4-108.

Il Comitato San Giovanni chiede al Sindaco di Roma, all’Assessore al Bilancio e all’Assessore all’Ambiente di provvedere all’inserimento nel Bilancio di Roma Capitale di un congruo stanziamento che consenta la presa in carico del progetto di realizzazione del Giardino da parte del Servizio Giardini di Roma Capitale;

Il Comitato San Giovanni chiede all’Assessore all’Ambiente di coinvolgere i residenti nella fase di progettazione e di successiva gestione del Giardino di Via Cesena, per il tramite del Comitato San Giovanni.

Il Comitato San Giovanni chiede all’Assessore all’Ambiente e all’Assessore al Bilancio di provvedere all’inserimento nel Bilancio di Roma Capitale di un congruo stanziamento finalizzato alla bonifica e alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’Area (ivi compresa la pulizia e il taglio dell’erba), rese necessarie a causa dello stato di abbandono e di degrado in cui versa a causa della pessima gestione dell’Agenzia del Demanio e del completo disinteresse manifestato dal Municipio VII, entrambi del tutto assenti da anni e responsabili del degrado igienico e della pessima immagine che restituisce alla collettività (appena 2 tagli del manto erboso dal 2005 ad oggi, a cura della Protezione civile; prima veniva realizzato a cadenza semestrale dal Demanio).

Piazzale della Radio: Cosa succede sopra il PUP?

Parcheggio sostitutivo “P.le della Radio” (intervento del Piano Urbano Parcheggi B1.4-001 521) Posti Auto  521.  Per tale intervento, che nel progetto iniziale del proponente prevedeva in parte la rimozione e in parte  la distruzione delle alberature  dell’attuale giardino e la successiva realizzazione di un’arena per spettacoli all’aperto con  vasca acquatica, fortunatamente bloccato dalle iniziative dei comitati di quartiere, si richiede la consultazione preventiva dei cittadini sull’intervento e l’avvio di un eventuale progetto partecipato per la sistemazione superficiale.

Inoltre si chiede all’amministrazione di impegnarsi a non rilasciare alcuna autorizzazione alla realizzazione del parcheggio sotterraneo senza  aver prima contestualmente stabilito la definitiva sistemazione superficiale della piazza, con la precisa indicazione delle opere da realizzare e i relativi costi, per evitare che si ripeta la spiacevole situazione già verificatasi per il PUP di Via Como.

Per questo chiediamo che l’amministrazione metta a disposizione i dati sulle reali condizioni delle alberature e si impegni all’eventuale trapianto di quelle in buona salute, verificando prima i punti esatti in cui tali alberature potranno essere collocate.

Facciamo inoltre  presente che – nel caso che si voglia mantenere a giardino pubblico alberato la sistemazione sopra il parcheggio sotterraneo – dovrà essere prevista una zolla di terreno pari ad almeno 1,50 mt di profondità, per permettere l’attecchimento di alberi di prima e seconda grandezza (come quelli attuali). Ciò dovrà essere considerato nell’elaborazione del progetto strutturale del parcheggio, nonchè del piano economico dell’opera.

Tenuta della Chiavichetta: la legge Tognoli in mezzo al nulla (vincolato)

Tenuta della Chiavichetta (B1.4-026) Posti auto   960 L’ intervento è inserito nel Piano Urbano Parcheggi e  prevede la realizzazione di  quasi mille posti auto su due livelli interrati e un livello stradale (ma è stato avanzato contestualmente un progetto per costruire anche tre manufatti di tipo turistico-ricettivo e commerciale e una stazione di servizio) in un’area  interessata da numerosi vincoli paesaggistici: Fascia di  rispetto  del Fosso della Breccia (Protezione di corsi delle acque pubbliche), Zona di interesse archeologico e Riserva Naturale Statale del Litorale Romano[1]. Inoltre non è chiara l’utilità pubblica di un intervento,  su suolo privato[2], che si avvale delle facilitazioni della Legge Tognoli finalizzate a  “promuovere la realizzazione di parcheggi nelle città per  rendere più fluida la viabilità” inserito fuori dal contesto urbano, con posti auto  che rischiano di essere al servizio degli edificandi  albergo e centro commerciale, piuttosto che di edifici di cui dovrebbero diventare pertinenza.

_____________________________________________________________

[1] (Pup Tenuta della Chiavichetta) Nota della Regione Lazio, Area urbanistica  e beni Paesaggistici del Comune di Roma e progetti speciali (prot. 45171 del 30 novembre 2010) vincoli del PTPR che assoggetta l’area  anche alla disciplina del “Paesaggio Naturale Agrario” (che non consente realizzazione di cubatura non residenziale ma solo interventi di adeguamento della rete viaria esistente) e “Reti infrastrutture e servizi”

[2  Non è chiaro neanche perché l’OC 129 del 2008 inserisce  l’intervento nella sezione “C”, insieme agli interventi su suolo pubblico, e non nella sezione “D”, interventi su suolo privato

Centocelle, in Via dei NocI

(dalla  lettera inviata all’ assessore Improta dal Comitato NO PUP Via dei Noci)

In merito alla realizzazione del PUP di Via dei Noci chiediamo  che:

il Comune si impegni insieme al Municipio V per la ricollocazione di tale PUP in una diversa zona di Roma.

Nel farle questa richiesta consideriamo opportuno metterla a conoscenza del fatto che le perplessità che tale opera suscita nei cittadini hanno trovato riscontro in due pronunciamenti delle giunte municipali che hanno guidato e guidano tutt’ora il nostro Municipio.

Già il 13 marzo 2012, infatti, il Consiglio Municipale dell’allora municipio Roma VII ha votato all’unanimità un o.d.g. per la revoca della convenzione e il non rilascio del permesso a costruire. L’attuale giunta municipale ha confermato questo indirizzo durante l’assemblea pubblica del 9 dicembre 2013, alla presenza del presidente Giammarco Palmieri, degli assessori all’Ambiente Giulia Pietroletti, della Mobilità Giovanni Assogna, dei Lavori Pubblici Stefano Veglianti e di vari consiglieri municipali.

In quell’occasione il Presidente Palmieri, venendo incontro alle richieste delle numerose persone presenti all’assemblea, si è pubblicamente impegnato a portare avanti una trattativa con il costruttore che ha ottenuto la licenza per il PUP di via dei Noci (sig. Mazzuca) per ricollocare lo stesso PUP in un luogo più adeguato e utile alla cittadinanza.

In particolare, come sottolineato dal Presidente Palmieri, la ricollocazione del PUP di via dei Noci potrebbe essere utile a sanare una triste situazione di degrado generata dalla ditta Abbondanza nel nostro territorio (nel quartiere limitrofo di Tor Tre Teste). Tra l’altro la ditta Abbondanza è la stessa che ha generato la scandalosa situazione del PUP/Mercato di viale della Primavera, dove per una buona parte si è costruito, nella più completa illegalità e con la complicità di molti, su di un’area privata, la cui proprietà oggi si sta rivalendo sui cittadini titolari dei box e vittime ignare della cattiva gestione delle opere pubbliche. E’ questa una vicenda di cui lei sarà di certo a conoscenza e che a noi fa sorgere la richiesta di un impegno preciso da parte del Comune per un supporto costante al Municipio nella gestione delle opere pubbliche, soprattutto nelle fasi di controllo e gestione delle controversie.

In chiusura ci preme sottoporle brevemente le motivazioni che ci portano a chiedere la ricollocazione del PUP di Via dei Noci

Anzitutto va detto che il progetto del PUP di Via dei Noci nasce non con una sua specifica progettualità ma come ricollocazione di PUP previsti altrove. Infatti in esso convergono posti auto (box) per PUP progettati ma risultati non realizzabili sia in quartieri limitrofi (Via Ferraironi, piazza Gerardo Maiella) sia in zone di Roma molto lontane (Via M. Drago Mazzini alla Garbatella).

Se a ciò si aggiunge che esiste già un PUP a meno di 100 metri (Via dei Frassini) che ha box ancora invenduti dopo diversi anni dalla sua apertura e che contestualmente dei privati hanno recuperato e stanno mettendo in vendita una serie di box in uno stabile limitrofo alla zona del PUP di via dei Noci (a circa 50 metri), ci pare di poter affermare che questo PUP non risponda ad una valutazione di una reale esigenza degli abitanti della zona.

A fronte di questa carenza di progettualità che ci fa pensare al PUP di via dei Noci come ad un’opera inutile (come abbiamo sottolineato basta analizzare la situazione della zona e le carte del progetto) vi sono gli aggravi che esso comporta tra cui:

  • l’espianto di 7 dei 13 platani pluridecennali che costituiscono un pregio della nostra via, che verrebbero sostituiti con piccoli alberi (che non gravino sui box interrati);
  • la riduzione del reale numero di posti auto della zona insistendo il PUP anche su una serie di parcheggi auto regolamentati e non prevedendo posti a rotazione ma solo box privati;
  • gli inevitabili disagi creati dalla cantierizzazione della zona (la cui durata sarebbe difficilmente quantificabile visto che per l’adiacente PUP di via dei Frassini i cantieri sono stati aperti circa 8 anni) che andrebbero a sommarsi ai disagi già subiti dai cittadini di via dei Noci prima per la presenza del mercato di Piazza dei Mirti poi per quella dei cantieri della Metro C aperti nel 2007 e non ancora chiusi.

Le segnaliamo infine che i cittadini di Via dei Noci e delle strade limitrofe, ma anche del quartiere tutto, si sono impegnati affinché, una volta ricollocato altrove il PUP, la strada venga riqualificata e trasformata in una piazza (il che sarebbe possibile in virtù delle sue ampie dimensioni), trasformazione tanto più necessaria per la carenza in zona di simili spazi di socializzazione. In tal senso, attraverso un percorso di progettazione partecipata, è stato realizzato e presentato alle istituzioni Municipali un progetto di massima della futura piazza.

Perché non succeda mai più

Pdc al parcheggio privato in deroga alla salvaguardia del Parco dell’Appia Antica

I lavori riguardano la costruzione di 60 box privati nel comprensorio  di una parrocchia (con annessi B&B, centri sportivi e asilo, tutti a pagamento)  in  deroga alle “Misure di salvaguardia del Parco Regionale dell’Appia Antica” grazie  ai poteri straordinari del Sindaco per l’emergenza traffico, ora decaduti, ma ancora vigenti all’inizio dell’iter del progetto. Poteri  che hanno permesso di considerare  anche questo un intervento, che insiste su un’area che lambisce il Parco,   “di interesse pubblico”  “in quanto indispensabile per affrontare l’emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nella città di Roma Capitale”…

Il Comprensorio della parrocchia del SS nome di Maria

L’intervento, inserito nel Piano Urbano Parcheggi 2007 di Veltroni (1), ha avuto parere favorevole del Dipartimento Urbanistica Ufficio Permessi di costruire (2)  e anche dell’Ente  Parco Regionale dell’Appia Antica,  che  il 25 luglio 2011 ha dato parere positivo “all’attivazione delle previste procedure di deroga” (3);  il  14 dicembre 2012 la presidente Polverini ha dato parere positivo in quanto il parcheggio rientra negli interventi che rivestono “carattere di interesse pubblico e di necessità e di urgenza, in quanto indispensabile per affrontare l’emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nella città di Roma Capitale” (sic!) (4)  e la Giunta Alemanno l’ha approvato il 5 aprile 2013, 5 cinque giorni prima dell’inizio del  periodo in cui sono consentite solo deliberazioni di ordinaria amministrazione.

Il  primo agosto  2013, il Dipartimento Mobilità – Ufficio Parcheggi del Comune ha dato il Permesso di costruire al Vicariato (5),  che vuol dire che dopo il parere definitivo della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma, legato all’esito delle  indagini archeologiche  preliminari, potrà partire il cantiere.

Il progetto del parcheggio   inizialmente prevedeva anche la “demolizione  e ricostruzione di fabbricati a servizio degli impianti sportivi della Parrocchia ricadenti nell’impianto di intervento“, che nel documento rilasciato il 1 agosto dal Dipartimento Mobilità vengono esclusi dal Permesso di costruire, ma che  sono comunque  citati in uno dei punti delle “prescrizioni”: “Prima dell’inizio dei lavori del parcheggio, dovrà essere trasmesso al Dipartimento Mobilità e Trasporti- Dipartimento Direzione Programmazione e attuazione Piano Parcheggi,  Strategie della Mobilità e collegati interventi emergenziali, ed a Municipio Roma VII, il titolo abilitativo previsto dalla normativa  urbanistica vigente, da richiedere presso i competenti  Uffici di Roma Capitale, in merito alla demolizione  e ricostruzione di fabbricati a servizio degli impianti sportivi della Parrocchia ricadenti nell’impianto di intervento”.

Nell’auspicare che l’assessore Improta, prima di autorizzare la conclusione di procedure  di interventi in corso, che potrebbero diventare “punti di non ritorno” a  causa del contenzioso che nascerebbe da successivi passi indietro dell’amministrazione, faccia un’attenta verifica della situazione, soprattutto degli interventi previsti in aree tutelate, bypassate grazie alla gestione commissariale della mobilità e dei parcheggi, gli poniamo  alcune  domande:

1)   Il Permesso di  Costruire non dovrebbe essere dato soltanto dopo le indagini archeologiche, soprattutto in un’area che confina e in  parte si sovrappone a un Parco archeologico di importanza mondiale?

2) A cosa si riferisce la  “demolizione  e ricostruzione di fabbricati a servizio degli impianti sportivi della Parrocchia ricadenti nell’impianto di intervento”? Sono previsti  aumenti di cubature e/o costruzioni fuori terra?

2)   Come è possibile che si classifichi come opera di interesse pubblico la realizzazione di box privati al servizio di attività commerciali come Bed & breakfast, centri sportivi e asilo a pagamento, seppure di proprietà ecclesiastica?

3)   Il Sindaco Marino ha fatto del Progetto Fori, ma anche dell’ipotesi di un grande Parco dell’Appia Antica, una delle colonne della sua campagna elettorale. Affrettare i tempi di un’ opera del genere, che va in deroga alla tutela del Parco dell’Appia, non le sembra una notevole contraddizione e un pericoloso precedente?

4)   Non è questo un esempio abbastanza clamoroso dell’uso distorto che si può fare dei poteri speciali e un motivo per accantonare per sempre la gestione commissariale della mobilità della Capitale?

__________________________________________________________

(1) codice intervento B1.1 -035 dell’OC 52 del 27 luglio 2007

(2) primo agosto 2011 e 17 agosto 2012

(3) Il parco regionale dell’Appia Antica  era  guidato, dal 13 agosto 2010, dal geologo  Federico Berardi, nominato commissario straordinario dopo le dimissioni del  Consiglio presieduto da Adriano La Regina. Il 27 luglio 2013 il presidente Zingaretti ha nominato commissario del Parco Mario Tozzi, un altro geologo (Dottore di Ricerca in Scienze della Terra, attualmente Primo Ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, che si occupa dell’evoluzione geologica del Mediterraneo), popolare protagonista di numerosi programmi televisivi su materie naturalistico/scientifiche.

(4) la ex governatrice del Lazio  aveva dato le  dimissioni a settembre  2013 Scarica il Decreto del Presidente della regione Lazio per la parrocchia SS Nome di Maria Decreto Presidente Regione Lazio SS.Nome di maria

(5) Scarica il Permesso di Costruire ss nome di maria 17768164-doc20130802085743

Una risposta a L’ultimo Dossier del giugno 2014

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