Pup degrado. Giulio Agricola, una latrina a cielo aperto

 

agricola ruspe alberi

Viale Giulio Agricola, 2010. Le ruspe strappano i platani dal terreno senza alcuna preparazione delle zolle. Moriranno tutti

[dal sito della Comunità Territoriale del VII Municipio]

Il cantiere ancora non rimosso. In corso il contenzioso fra Comune ed Eco Park. Sporcizia indisturbata da 4 anni. Incombe l’emergenza sanitaria

di Aldo Pirone – 12 aprile 2014

Chi passa quotidianamente per via Giulio Agricola vede sussistere ormai da quattro anni un’amara eredità: lo scempio perpetrato per fare un Pup che nessuno voleva a parte i costruttori concessionari della Eco Park e gli amministratori di Comune e Municipio nella loro infatuazione puppista. Quel tratto di via che va dalla Tuscolana a viale Spartaco mantiene l’aspetto sinistro di un luogo bombardato: recinzioni del cantiere defunto, senza più il permesso di occupazione del suolo pubblico, divelte e abbattute, alberi selvaggiamente sradicati e non più rimpiazzati, erbacce proliferanti in quel che fu uno spartitraffico solcato dalla pista ciclabile, il fetore di una sporcizia quadriennale accumulata e da nessuno rimossa.

Il Pup non si dovrebbe più fare, a quanto pare. Non starebbe nei programmi dell’assessore alla mobilità comunale Improta. Anche se, in queste faccende, il condizionale è più che mai d’obbligo. A settembre scorso, di fronte ad una sala di cittadini infuriati guidati dal Cdq e dal Comitato dei residenti “salviamo Giulio Agricola”, dovendo rispondere ad un’interrogazione dei consiglieri del M5S Monica Lozzi e Andrea Coia l’assessore municipale a mobilità e Lavori pubblici Franco Morgia spiegò la permanenza del cantiere con il fatto che il Pup era sospeso ma non espunto dal programma comunale. E che in proposito vi era un contenzioso aperto fra l’impresa concessionaria e il Comune. Per cui, come nei delitti più o meno misteriosi, il cadavere non poteva essere rimosso e il posto doveva continuare ad essere inaccessibile per non compromettere tracce ed impronte degli assassini che però, nella fattispecie, erano conosciuti da tutti fin dall’inizio. Non mancavano le prove e non era necessario ricorrere all’esame del Dna.

Si evince dunque che insormontabili questioni burocratiche-amministrative si oppongono ad un sollecito ripristino dei luoghi? Non lo crediamo. Non siamo esperti in diritto amministrativo, non possediamo la sottile giurisprudenza che in questo paese di legulei riesce a far diventare nero il bianco e bianco il nero, però abbiamo letto lo schema di convenzione per i Pup adottato dall’ex Sindaco Alemanno del 27 novembre 2008 che all’ultimo capoverso dell’art 24 “Decadenza e/o recesso dalla convenzione” recita: “L’Amministrazione, per ragioni di pubblico interesse originarie o sopravvenute, si riserva la facoltà di recedere dalla convenzione in qualsiasi momento a suo insindacabile giudizio, rimborsando al concessionario una somma corrispondente al valore di stima delle opere eseguite maggiorata del 10% a titolo di compenso per mancati utili”. Come se non bastasse, nel susseguente art 25, che prevede i casi di “Revoca”, al punto 4 si decreta: “in caso di pubblica necessità, determinabile ad insindacabile giudizio del Comune su conforme deliberazione, anche per esigenze connesse con la mobilità ed i trasporti cittadini, il Comune potrà revocare la convenzione rimborsando al concessionario una somma corrispondente al valore di stima delle opere eseguite maggiorata del 10% a titolo di compenso per mancati utili”.

Stando alle “opere seguite”, se fossimo un Paese serio, dovrebbe essere la Eco Park a pagare i danni ambientali prodotti con l’abbattimento impietoso dei platani.

Ma a parte questo, anche se il Comune si trova impegolato in un contenzioso civile che, visto come funziona la giustizia civile in Italia, sarà lungo e quasi sine die, c’è qualcosa che dovrebbe spingere tutti a sopravanzare ogni altro impedimento burocratico-amministrativo e ad intervenire subito per riportare alla decenza quel tratto di strada, ed è la vera e propria emergenza sanitaria che si è creata in quel luogo usato come ordinaria latrina pubblica.

Un’ amministrazione municipale e comunale attenta al bene e alla salute pubblica dovrebbe rendersene conto e lungi dal nascondersi dietro giustificazioni burocratiche dovrebbe sollecitamente attuare i dovuti ed urgenti interventi di bonifica e ripristino dei luoghi. L’emergenza è evidente agli occhi e all’olfatto di tutti e quindi, presumiamo, anche della Asl. Questo non impedirebbe al contenzioso amministrativo fra le parti di avere il suo corso.

Giulio Agricola è una strada importante anche commercialmente, all’incrocio con un asse di alto e intenso shopping come via Tuscolana altrettanto importante. Può questo sito continuare a mostrare il volto di un degrado da terzo mondo? Sarebbe possibile una cosa del genere, che so, a via Cola di Rienzo, a via Appia o a via del Corso? Francamente pensiamo di no. E i residenti che lì abitano possono continuare ad essere ostaggio di quella “monnezza”? Ve lo figurate un tale “cesso” a cielo aperto ai Parioli?

E allora, come diceva Andreotti che era un grande esperto in materia, siccome a pensar male si fa peccato ma il più delle volte ci si azzecca non è per caso che quel degrado lo si lascia lievitare per rimotivare agli occhi dei cittadini e dei residenti la resurrezione del Pup defunto – ma non espunto come autorevolmente precisato – quale unico rimedio per bonificare il luogo?

Vorremmo, con tutta sincerità, essere smentiti dai fatti.

rado. Giulio Agricola, una latrina a cielo aperto

 

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