CHI CI GUADAGNA CON QUESTO PIANO URBANO PARCHEGGI

Ragionando “a biglie ferme”  sulla conferenza stampa del  3 aprile di Alemanno  e Vannini  in cui sono stati comunicati  gli interventi del Piano Urbano Parcheggi che saranno avviati o terminati entro al fine della consigliatura

Prima di scrivere qualcosa abbiamo preso un po’ di tempo, perché l’argomento merita più di una riflessione e noi non siamo gente da proteste scomposte e generiche.

Ci aspettavamo cattive notizie: siamo noi i primi a renderci conto che,  data la distanza siderale tra il nostro Piano Urbano Parcheggi ideale e quello reale, coltivato  in vent’anni da tutte le giunte che si sono succedute, non avremmo visto  soddisfatte  tutte le nostre richieste neanche in un  film di Walt Disney.

Sapevamo che  era solo una questione di gradazioni: da  “non soddisfatti” a  “furiosi”.

Il “non soddisfatti”, anche questo troppo ottimistico,  sarebbe stato  se, magari solo  per opportunismo, il Comune avesse deciso di dare qualche segnale positivo ai cittadini, ad esempio  introducendo delle modifiche alle regole, almeno quelle  che dovrebbero  aumentare le tutele dei cittadini come un nuovo  schema di convenzione.  Lo chiediamo da più di un anno  e da più di un anno, in ogni discorso pubblico, prima Aurigemma, poi, recentemente,  Vannini, assicurano  che “ci stanno lavorando”.Durante la conferenza,  alla nostra richiesta di una scadenza certa però nessuno si è preso degli  impegni.

Invece per i privati che costruiscono parcheggi, fioccano le modifiche: nel 2010  il  vincolo pertinenziale, che in base alla Legge 122/89 (Legge Tognoli) lega  indissolubilmente il box  a un immobile situato in prossimità del  parcheggio,  da  un raggio di  500 metri è stato portato a tutta la città (dopo una breve prelazione dei residenti).  E nella conferenza stampa  è stata annunciata una modifica della legge Tognoli, proposta  dal Comune di Roma,  per abolire anche l’indissolubilità del vincolo pertinenziale e   rendere possibile il suo trasferimento a un altro  immobile. In parole povere:  un box che prima si poteva comprare solo se si aveva un appartamento  nei dintorni e che si poteva rivendere solo a chi comprava l’appartamento, oggi si può comprare anche abitando dall’altra parte della città e, se passa la modifica annunciata, rivendere a chiunque possieda un appartamento o un negozio a Roma. Peccato che la Legge Tognoli avesse introdotto il vincolo pertinenziale per bilanciare  tutti i benefit offerti ai costruttori e agli acquirenti dei box, ed evitare che i parcheggi costruiti su suolo pubblico diventassero mera speculazione.

Molti di noi  non sono aprioristicamente contrari alla modifica:  se qualcuno non ha più bisogno del box è giusto che possa cederlo al suo vicino di casa. Ma diciamo chiaramente che estendere questa possibilità  a tutta la città vuol dire spostare sempre di più la bilancia verso  il profitto privato a scapito del  bene pubblico. Bene pubblico in nome del quale, vogliamo ricordarlo, la legge  permette a chi fa parcheggi  di derogare   a varie norme, a partire dagli strumenti urbanistici,  e offre  anche  notevoli facilitazioni e vari sgravi fiscali, che tra l’altro, a questo punto, dovrebbero essere rimessi in discussione.

E non si dica che l’innovazione è pensata  peri il  povero  vecchietto che non guida più e che non usa più il garage. Forse. Ma ci sembra  pensata soprattutto per quei “poveretti” che si possono permettere l’acquisto di box (quanti ne vogliono) a 80.000  € l’uno, e che possono farlo per speculazione e investimento, potendo poi  rivenderli ancora più facilmente, magari come cantine e magazzini (tanto nessuno controlla). E anche  per i poveri costruttori romani, che, al contrario dei loro colleghi milanesi  che  sono obbligati a fissare  il prezzo di vendita finale per partecipare a una gara pubblica (anche  20.000 € a box  in zone semicentrali), possono vendere i garages  a cifre di libero  mercato praticamente a chiunque,  e se i  residenti non possono permettersi quelle cifre, peggio per loro.

Inutile aggiungere qualcosa sulla scelta di mandare avanti a tutti i costi parcheggi come quello di Via Fermi e Viale Giulio Agricola. Abbiamo già speso troppe parole.  E’ troppo doloroso.

Ma possiamo dire che tutto questo supera le nostre più nere aspettative:  a parte l’abolizione dell’Ufficio Emergenza Traffico e il suo accorpamento per la parte parcheggi al Dipartimento comunale, che avevamo chiesto  al Sindaco e per cui lo abbiamo ringraziato, per tutto il resto non siamo insoddisfatti, siamo  furiosi.

Visti i risultati limitati dopo oltre un anno di lavoro e trattative, e i due pesi e due misure  – nei tempi e nella sostanza – usati nelle decisioni verso i cittadini piuttosto che verso i costruttori e i loro interessi, i cittadini possono capire  chiaramente chi comanda a Roma in merito a decisioni sui beni pubblici, chiunque sia al governo.

I cittadini sono   pronti ad applicare il principio di sussidiarietà (art.118 della Costituzione Italiana), ma l’interlocutore pare impegnato altrove.

Post Scriptum: Viste le dichiarazioni alla stampa (Repubblica Roma del 4 aprile) dell’ex delegato ai Parcheggi della giunta precedente Fabrizio Panecaldo, che attacca il Sindaco per  “il fallimento dei parcheggi di scambio” ma si guarda bene dall’aggiungere una parola su tutti gli interventi confermati, anche perché provengono al 99% dai precedenti piani parcheggi, partoriti quando ricopriva lui stesso il ruolo oggi di Vannini,  i cittadini possono immaginare quale sia la posizione sul PUP – escluse  alcune lodevoli eccezioni – dell’ opposizione di centro sinistra.

Su nopuptv brani video della conferenza con interventi di Alemanno e Vannini e le domande (6 parte) della portavoce del  Coordinamento dei comitati NO PUP e della responsabile commercio del CNA http://www.youtube.com/user/NOPUPTV

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