New York Times : E’ ora di far rivivere i parcheggi

Riceviamo da Bernardo Rossi Doria questo articolo di Michael Kimmelman del 6 febbraio 2012 che contiene riflessioni molto interessanti (traduzione di Fiamma Dinelli)
E’ ora di far rivivere i parcheggi
Sono deserti d’asfalto che diciamo di odiare ma che proliferano per la nostra utilità.
In alcune città “i parcheggi coprono più di un terzo della superficie, diventandoil singolo elemento di paesaggio più saliente del nostro intorno costruito” nota Eran Ben Joseph, professore di Pianificazione Urbana al M.I.T, in un nuovo studio sul parcheggio “Ripensandoci sopra” Come il critico Lewis Mumford scrisse mezzo secolo fa ” Il diritto ad avere accesso ad ogni edificio nella città con un auto privata in un epoca in cui ognuno ne ha una è il diritto a distruggere la città”.
Tuttavia continuiamo a produrre parcheggi. Si dice che ve ne siano almeno 105 bilioni negli stati Uniti. Uno studio dice che ci sono 8 posti macchina per ogni auto nel Paese. Un terzo di questi sono in parcheggi.
Che fare?
Dovremmo prendere in considerazione questi parcheggi più seriamente, dal punto di vista architettonico. Dobbiamo pensarli più come parte delle infrastrutture delle nostre strade e marciapiedi, come luoghi per varie attività che possono cambiare ed evolversi.
Creare parcheggi che in effetti funzionino come piazze pubbliche puù comportare, tra l’altro, eliminare i controlli del traffico. Studi dimostrano che i conducenti ignorano le strisce e prendono scorciatoie quando i parcheggi non sono pieni, ma anche che rallentano e stanno più attenti ai pedoni. Quando un ingegnere del traffico Olandese fece togliere i semafori e le altre segnalazioni nella città di Drachten, gli incidenti diminuirono. Parecchie città nord europee hanno seguito l’esempio
Attualmente centinaia di parcheggi vengono occupati da mercati di fattoria, giochi di hockey da strada, feste di adoloscenti e funzioni religiose. Questa è l’idea che è dietro al Parking Day, un evento globale dal 2005, che invita la gente a trasfomare ampi lotti di parcheggio allestendovi temporanee cliniche della salute (!), riparatori di biciclette, tenedoci seminari e matrimoni.
Parecchi anni fa, uno studio di architettura di Brooklyn. Interboero Partners, partecipò ad un concorso per ilriuso di centri commerciali morti. La maggior parte dei concorrenti propose di farne uffici o case di riposo. Interboroebbe un approccio diverso.
Scelsero un centro in New York che, aperto nel 1974, era stato ufficialmente chiuso nel 1998. Non è difficle vedere che i parcheggi dovrebbero essere più verdi, con superfici permeabili, con più alberi per l’ombra e sistemi di raccolta delle acque piovane. Ma Interbori videro un potenziale anche maggiore in quel centro.
Verso la fine degli anni ’90 il centro era stato messo in una banca del terreno, creando una pubblica authority per amministrarlo Uno studio di grafica, un paio di banche e un ufficio postale ristrutturarono alcuni negozi vuoti come uffici, e il parcheggio fu ustao come fermata d’autobus e deposito. Un camion di hot dog ci si piazzò come negozio, i conducenti la notte ci dormivano e negli week end c’era un mercato delle pulci: In sintesi, dicevano gli Interboro, quello che sembrava morto non lo era. I progettisti volevano prendere in considerazione i modi in cui la gente già usava lo spazio. Interboro propose che l’edificio diventasse, a tutti gli effetti, un laboratorio per picoli, economici esperimenti realizzabili. ” Accettamo il fatto che il centro per la zona circostante funzionava come il marciapiede di Jane Jacobs” riferendosi all’autore de “Vita e morte delle Metropoli americane”, un libro importante che esaminava i casi di vari e vivaci marciapiedi nella pianificazione urbana. “Nessuno dissentirebbe sulle superfici permeabili o sui pannelli solari, ma non è altrettanto ovvio vedere i parcheggi pubblici per quello che sono, come spazi pubblici dove persone varie si incontrano.
Così gli architetti immaginarono di impiantarfi centri di fitness e ambulatori, di farne di una parte un night club, in modo che i party che già avvenivano all’aperto potesser spostarsi al copertoVi sarebbe stato un giardino per bere birra, un servizio di riciclaggio, una rivendita di auto usate, l’igresso di un percorso a piedi e un palco che sfruttasse …. boh! L’ingresso dal retro di un negozio defunto Il punto era di non pensare l’intero insieme come qualcosa di degradato ma come uno spazio per invenzioni architettoniche degne di impegnarcisi, nel bene e nel male.
Alla fine il costruttore non scelse questo progetto. Ma lo schema serve al nostro scopop: i parcheggi non devono essere lande desolate e un ottima architettura può illuminarli.

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