IL CONVEGNO INTERROTTO

IL CONVEGNO INTERROTTO
E’ finito prematuramente il convegno del 26 gennaio in Campidoglio “Piano Parcheggi di Roma – problematiche geologiche, tecniche, urbanistiche” e la tavola rotonda pomeridiana a cui avrebbe dovuto partecipare anche il Coordinamento è saltata. La seriosa platea di tecnici e geologi è stata sbaraccata in fretta e furia in seguito (in realtà due ore dopo) alla silenziosa esposizione in sala di uno striscione del Comitato Salviamo Giulio Agricola e di una decina di persone in tutto del comitato di Quartiere Marconi e di Indignati di Viale Leonardo da Vinci che distribuivano volantini sulla scalinata esterna. Tre comitati che non fanno parte del nostro Coordinamento e con i quali, se possiamo condividere le ragioni della protesta, non condividiamo affatto la scelta del luogo per protestare. Ma onestamente ci sembra un po’ poco per annullare mesi di lavoro di un’ équipe di geologi dell’Ordine e della Sigea insieme all’Ufficio Parcheggi del Comune, che tra l’altro si stava preannunciando molto promettente per i nostri comitati.

E soprattutto ci appare incredibile che i comunicati immediatamente diffusi dall’Assessore Aurigemma e dal consigliere delegato ai parcheggi Vannini abbiano attribuito le proteste e la responsabilità dell’accaduto al nostro Coordinamento, del tutto estraneo, che oltretutto da tempo ha avviato un confronto costruttivo con molti dei soggetti organizzatori del Convegno: l’Ordine dei Geologi, la Sigea, l’Ufficio programmazione della sosta del Comune, e con lo stesso consigliere Vannini.

Ma la vicenda non può non essere inserita nel quadro generale del difficile confronto in corso tra chi vorrebbe restituire il Piano Urbano Parcheggi a un sistema di regole in grado di tutelare i cittadini e il bene pubblico, e chi invece vorrebbe mantenere “lo status quo”, senza rinunciare a nessuno dei benefit goduti (o elargiti) fino a oggi.

E tra i primi vorremmo mettere proprio Aurigemma e Vannini, che nei loro interventi di apertura dei lavori avevano annunciato la modifica dello schema di convenzione per aumentare le tutele dei cittadini, l’elaborazione di un vero “piano” della sosta affidato a un soggetto “super partes” come l’università, e vari altri aspetti che sembrerebbero confermare che anche nell’amministrazione si stia facendo strada una nuova sensibilità sulle problematiche che noi da tempo solleviamo.
Se a ciò aggiungiamo che il protocollo “Linee Guida per le attività geologiche connesse alla realizzazione di parcheggi” presentato dai promotori del convegno, riprende e supera tutte le nostre richieste tecniche, si può comprendere come quella mattina, mentre cresceva la nostra soddisfazione, di pari passo aumentasse la preoccupazione di certi costruttori, come Marinelli della CAM, che continuava a interrompere l’intervento del professor Berdini, e a cui incredibilmente è stato dato pure il microfono (ve lo immaginate se fosse stato un cittadino qualunque o un membro dei comitati, come sarebbe andata a finire?). Uno spettacolo che ha mostrato molto bene l’arroganza di chi è abituato a muoversi senza “paletti” di sorta.
La visibile insofferenza di molti costruttori (non di tutti, a noi non piacciono le generalizzazioni), era già cominciata durante l’intervento del Dott. D’Oriano, Vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, che tra l’altro sottolineava come la professionalità non debba mai cedere alla condiscendenza verso le ditte costruttrici. E la rabbia trattenuta a stento durante l’intervento di Berdini, un’analisi su come è stato concepito e gestito fino a oggi il Piano Parcheggi, ha raggiunto l’apice durante l’applauso prolungato dedicato al professore dalla maggior parte della foltissima ed eterogenea platea, anche se il siluro che ha colpito e affondato il convegno è partito solo dopo aver trovato un fragile innesco nello striscione esibito dal Comitato Salviamo Giulio Agricola, quando un gruppetto di costruttori visibilmente alterati ha lasciato la sala.
Lo ripetiamo chiaramente: ci sembra ridicolo e pretestuoso usare il gesto assai poco minaccioso di tre cittadini (che hanno lasciato perdere dopo pochi secondi) per giustificare una decisione così drastica e inaudita.
Siamo dispiaciuti soprattutto per gli organizzatori, i geologi, che hanno subìto l’annullamento di un lavoro a lungo preparato, e per i cittadini, che forse vedranno allontanarsi di nuovo la prospettiva che vengano adottate procedure più giuste per la sicurezza. E ci dispiace anche per tutti noi, che per questo risultato (l’aumento delle garanzie, un piano parcheggi che risponda a un’idea più giusta di città) ci impegniamo da molto tempo, cercando caparbiamente il dialogo con le istituzioni.
Ci dispiace di essere diventati i “capri espiatori” e ci dispiace che siano diventati – involontariamente – un’arma contro di noi alcuni comitati che più volte avevamo invitato ad aderire al nostro Coordinamento e a sottoscrivere le regole che ci siamo dati, prima fra tutte quella di concordare democraticamente le strategie comuni.
Intendiamoci: è giusto che i cittadini, quando non hanno alternative, scendano in strada a protestare. Lo abbiamo fatto più volte insieme ai nostri Comitati e altre volte, se necessario, lo faremo ancora.
Ma pensiamo che la protesta, se non è inserita in una strategia più ampia, se non ha come obiettivo un cambiamento reale, può far sentire meglio, ma non aiuta nessuno, a parte le solite facce a caccia di visibilità. Noi vogliamo cambiare veramente le cose e cambiarle per tutti, e pensiamo che la strada principale sia il confronto, anche difficile, con chi ha il potere di farlo: le istituzioni.
E vogliamo dire con chiarezza quello che la nostra esperienza di quasi due anni ci ha ormai insegnato: non funziona più fare divisioni tra “buoni” e cattivi” sulla base delle appartenenze ideologiche. E non funziona più neanche affidarsi ai “nostri” (di qualunque colore siano) sperando che trovino le soluzioni per le ingiustizie che subiamo. Noi abbiamo imparato che dobbiamo essere noi stessi, i cittadini, i comitati, a capire cosa non funziona e cosa serve alla città, e a batterci per la città che vogliamo. Batterci insieme a chi sostiene le nostre ragioni perché sono giuste, non per conquistarsi il nostro consenso. Batterci, ma contemporaneamente cercare il dialogo con tutti, perché crediamo che solo attraverso un confronto tra i diversi punti di vista si possano trovare le soluzioni migliori.
Anche se dobbiamo riconoscere che non tutte le parti in campo sono possibili interlocutori: non lo è sicuramente la persona che, durante la nostra audizione alla commissione Patrimonio del 24 gennaio, ha detto che “i cittadini possono occuparsi della sicurezza delle loro case, ma non hanno il diritto di mettere in discussione le scelte politiche ed economiche dell’amministrazione”.
A quelli che pensano che il compito dei cittadini sia dare il proprio voto e poi “non disturbare il manovratore”, rispondiamo che noi, proprio cominciando ad occuparci “della sicurezza delle nostre case”, abbiamo scoperto che non condividiamo affatto tante “scelte della politica e dell’amministrazione” degli ultimi vent’anni. E dal momento in cui ne siamo diventati coscienti, consideriamo un nostro dovere impegnarci fino in fondo perché si ponga rimedio agli errori fatti, si correggano quelli che si stanno commettendo e si mettano le basi per non ripeterne altri.
Non sarà facile, ma, almeno, ci proviamo.

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