PER COMINCIARE…

Prima di tutto, cominciamo con il raccontare chi siamo e cosa vogliamo. Perché a chiamarsi “Comitati NO PUP” (Piano Urbano Parcheggi)  si rischia di essere presi per fanatici antimodernisti o affetti da sindrome “N.I.M.B.Y. ” (Not In My Back Yard, non nel mio cortile), cioè quelli che difendono i propri interessi particolari   fregandosene dell’interesse collettivo.  E noi  non difendiamo interessi ma diritti: diritto alla sicurezza, alla trasparenza, alla partecipazione, alla salvaguardia  dell’ambiente  e alla qualità della vita nei quartieri. Diritti che riguardano tutti perché  non c’entrano solo con  la tutela delle persone  che vivono e lavorano nelle aree dove sono previsti o in costruzione parcheggi sotterranei, ma  hanno a che fare  soprattutto  con il “Bene Comune”. Un’espressione  forse ormai  abusata, ma sempre efficace  nel ricordare  un valore che dovrebbe essere difeso e condiviso da istituzioni e cittadini, dalle forze politiche di ogni colore  e, oseremmo dire, anche dai soggetti economici più illuminati.

E il problema è proprio questo: quando  parliamo del  Piano Parcheggi della Capitale, la sbandierata pubblica utilità lascia quasi sempre il posto alla solita speculazione privata, con molti benefici per pochi (chi li costruisce e chi può permettersi di comprarli o affittarli) e assai pochi vantaggi per la collettività, sia dal punto di vista dell’emergenza traffico, sia dal punto di vista del ritorno economico.

Sul piano del miglioramento della mobilità, bisogna innanzitutto   considerare che le soluzioni per la sosta, per incidere davvero su un  problema  così complesso, dovrebbero essere attentamente ponderate e pianificate dall’amministrazione pubblica,  all’interno di un quadro generale  che tenga  conto di tutti i fattori  in gioco (i nodi di scambio tra vari mezzi di trasporto, lo sviluppo  urbanistico,  misure efficaci contro la sosta irregolare etc).  Invece, nella maggior parte dei casi, la scelta dei luoghi  e delle tipologie degli interventi  del cosiddetto “Piano” parcheggi rispecchia  solo  la  casuale (e provvisoria) sistemazione di un coacervo di richieste – se non  di pressioni – dei costruttori privati, così come sono  andate stratificandosi  in anni e anni di rimodulazioni del PUP  e di ricollocazioni  da un quartiere all’altro, soprattutto dalle periferie  ai quartieri più pregiati della Capitale.

Una situazione  paradossale,  se si pensa  che si tratta di opere realizzate  in nome della pubblica utilità, costruite  nel sottosuolo pubblico  (e anche sul suolo: rampe, griglie, scale, ascensori),  con agevolazioni economiche pubbliche per il costruttore e per l’acquirente, destinate a ritornare nella disponibilità del patrimonio pubblico dopo 90 anni –  quindi opere pubbliche a tutti gli effetti – che vengono affidate (senza alcuna gara di evidenza pubblica) al concessionario privato, insieme alla maggior parte delle  scelte e  delle responsabilità. Basti pensare che la rilevazione della domanda di sosta (cioè quanti posti auto “servirebbero” in una data area), necessaria per dimostrare l’ utilità dell’eventuale  parcheggio, è affidata  allo  stesso  costruttore  che chiede di realizzare l’intervento…

E  anche sul piano dei vantaggi economici per la collettività, bisogna ricordare che  si consegna suolo pubblico a privati in cambio di  oneri concessori decisamente irrisori, soprattutto se si considera che  si tratta   prevalentemente  di box (almeno  due terzi di ogni  garage), venduti, dopo una breve prelazione dei residenti,  a qualunque proprietario di immobili della Capitale a  libero mercato, cioè a cifre  da capogiro.

Con questo non vogliamo dire che non si debbano costruire parcheggi. Ma vorremmo che tutte le scelte venissero affidate ad istituzioni pubbliche e agli uffici competenti, seguendo le  strategie più a favore dei cittadini e della città anzichè  dei profitti e dei potentati. E vorremmo che i cittadini diventassero finalmente co-protagonisti di quelle scelte, da quelle a monte, negli orientamenti delle progettualità, a quelle a valle, nella gestione del territorio.

E vorremmo usare questo spazio – il nostro blog “Sosta sostenibile” – per  approfondire e discutere insieme  tutti gli aspetti che entrano in gioco nel complesso sistema  della mobilità cittadina, per analizzare soluzioni, confrontarci con diversi punti di vista e magari cambiare anche idea di fronte ai dati di fatto. Noi non pensiamo di  avere la verità in tasca  e  vogliamo avviare una ricerca senza pregiudizi e imperativi categorici. Ma una ricerca nella direzione  delle  soluzioni più  giuste per tutti, quelle che rispettano le persone, l’ambiente e il “Bene Comune”.

Sosta sostenibile Blog del Coordinamento dei Comitati NO PUP http://www.comitatinopup.it comitatinopup@gmail.com

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Informazioni su comitatinopup

http://www.comitatinopup.it http://www.youtube.com/user/NOPUPTV
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Una risposta a PER COMINCIARE…

  1. Pasquale De Sole ha detto:

    Ritengo che l’espressione NOPUP sia fuorviante e pertanto, come in parte precisato nell’articolo in oggetto, bisogna esplicitare con chiarezza che non si tratta tanto di “essere contro” quanto di difendere la natura di “bene comune” dello spazio urbano.
    In un recente articolo di Stefano Rodotà, – “Il valore dei beni comuni” -, apparso su La Repubblica del 5 gennaio, è messa bene in evidenza la natura funzionale dei beni comuni per il pieno esercizio dei diritti fondamentali ed il libero sviluppo della personalità.
    E’ solo in una visione generale di utilizzo dello spazio urbano come “bene comune” che va considerato il problema delle aree di parcheggio, a sua volta inquadrato nel più generale problema della mobilità urbana.
    Se semplicemente si considerassero i danni arrecati alle persone, in particolare ai più deboli, derivanti dall’uso sconsiderato dell’auto privata in aree urbane, non si rimarrebbe indifferenti di fronte allo scempio perpetrato nei riguardi di quella che è la nostra “madre terra”, e ci si adopererebbe con tutte le proprie energie per trovare soluzioni per il bene della presente e delle future generazioni.

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